Legge n°164 del 10 febbraio 1992

Legge Nr.164 del 10 Febbraio 1992

Titolo della norma:

Nuova disciplina delle denominazioni d’origine dei vini

Dettaglio della norma:

Legge n. 164 del 10 febbraio 1992
G.U. n. 164 del 23 giugno 1998
Oggetto: Nuova disciplina delle denominazioni d’origine dei vini
Capo I
NORME GENERALI – CLASSIFICAZIONE DELLE DENOMINAZIONI DI
ORIGINE, DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE TIPICHE E AMBITO DI
APPLICAZIONE
Art. 1 – Denominazione d’origine e indicazione geografica tipica
1. Per denominazione di origine dei vini si intende il nome geografico di una zona
viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualità e
reputato, le cui caratteristiche sono connesse all’ambiente naturale ed ai fattori
umani.
2. Per indicazione geografica tipica dei vini si intende il nome geografico di una
zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva.
3. Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche tipiche sono riservate ai
mosti e ai vini, alle condizioni previste dalla presente legge.
4. Le “bevande di fantasia a base di vino” le “bevande di fantasia proveniente
dall’uva”, i succhi non fermentati della vite, i prodotti vitivinicoli aromatizzati,
nonchè i vini frizzanti gassificati ed i vini spumanti gassificati, non possono
utilizzare denominazioni d’origine e indicazioni geografiche tipiche nella loro
designazione e presentazione.
Art. 2 – Utilizzazione delle denominazioni di orgine e delle indicazioni geografiche tipiche
1. Le denominazioni di origine e le loro sottozone, nonchè le indicazioni geografiche
tipiche di cui al precedente art. 1 sono utilizzate per designare vini appartenenti ad
una pluralità di produttori, fatte salve le situazioni giuridiche acquisite in base al
previgente ordinamento. In casi eccezionali, tenuto conto delle specifiche
particolarità ambientali di singole microzone, anche se ricadenti in un’unica
proprietà, che diano un prodotto di interesse nazionale altamente qualitativo anche
ai fini della promozione dell’immagine del vino italiano all’estero, può
riconoscersi ai vini il nome della sottozona ed un disciplinare di produzione
autonomo con regolamentazione più restrittiva nell’ambito di una denominazione
di origine o di una indicazione geografica tipica esistente o di una nuova di
interesse diffuso. Nella designazione, il nome di detta sottozona, il Comitato
nazionali di cui all’Art. 17 delibera con la maggioranza dei tre quarti dei
componenti.
2. Il nome geografico, che costituisce la denominazione di origine o l’indicazione
geografica tipica, e le altre menzioni riservate non possono essere impiegate per
designare prodotti similari o alternativi a quelli definiti dal comma 1nè,
comunque, essere impiegati in modo tale da ingenerare, nei consumatori,
confusione nell’individuazione dei prodotti.
3. Il nome geografico, che costituisce la denominazione di origine, e le altre
menzioni riservate, non possono essere impiegati per designare prodotti similari o
alternativi a quelli definiti ai paragrafi precedenti.
Art. 3 – Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
tipiche
1. Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche tipiche di cui all’Art. 1,
con riguardo ai prodotti di cui alla presente legge, si classificano in:
•?Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG);
•?Denominazioni di Origine Controllata (DOC);
•?Indicazioni Geografiche Tipiche (I.G.T.).
2. I mosti ed i vini possono utilizzare le DOCG, le DOC e le I.G.T.
3. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall’Italia
per designare i V.Q.P.R.D. (vini di qualità prodotti in regioni determinate). I vini
possono altresì utilizzare le denominazioni seguenti: VSQPRD (vini spumanti di
qualità prodotti in regioni determinate); VLQPRD (vini liquorosi di qualità
prodotti in regioni determinate), VFQPRD (vini frizzanti di qualità prodotti in
regioni determinate). Le definizioni CEE sono aggiuntive e non sostitutive delle
menzioni italiane.
4. La menzione IGT può essere sostituita dalla menzione “Vin de pays” per i vini
prodotti in Val d’Aosta di bilinguismo francese e dalla menzione “Landweine” per
i vini prodotti in provincia di Bolzano di bilinguismo tedesco.
Art. 4 – Ambiti territoriali
1. Per denominazioni di origine controllata e controllata e garantita si intendono i
nomi geografici e le qualificazioni geografiche delle corrispondenti zone di
produzione, usati per designare i vini di cui all’Art.1 le cui caratteristiche
dipendono dalle condizioni naturali, correlate alla vocazione vitivinicola.
2. All’atto del riconoscimento della denominazione e della delimitazione dell’area
viticola, le zone di produzione di cui al comma 1, possono comprendere, oltre al
territorio indicato con la denominazione di origine, anche territori adiacenti o
vicini, quando in essi esistano analoghe condizioni ambientali, gli stessi vitigni e
siano praticate le medesime tecniche colturali, e purché i vini prodotti e
commercializzati da almeno un decennio abbiano uguali caratteristiche chimico-fisiche
ed organolettiche.
3. Nell’ambito di una zona di produzione possono sussistere aree piu’ ristrette,
denominate sottozone aventi specifiche caratteristiche ambientali o
tradizionalmente note, designate con specifico nome geografico o storico-geografico,
anche con rilevanza amministrativa, purché espressamente previste e
piu’ rigidamente disciplinate e vengano associate alla relativa denominazione di
origine.
Le sottozone delle DOC possono essere promosse a DOCG separatamente o
congiuntamente alla DOC principale.
4. Le denominazioni di origine possono essere seguite, dopo la dicitura “DOCG” o
“DOC”, da nomi di vitigni, menzioni specifiche, riferimenti a particolari tecniche
di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto. Le predette menzioni
aggiuntive devono essere previste dal disciplinare di produzione. Sull’uso dei
nomi dei vitigni nella designazione e presentazione delle DOC e delle DOCG
sono ammesse deroghe se giustificate da comprovati motivi storici ed economici e
purché previste dal disciplinare. L’impiego del nome di vitigno per i vini IGT
deve essere approvato con apposito decreto del Ministero dell’Agricoltura e delle
Foreste sentito il Comitato nazionale di cui all’Art. 17, ed è abbinato solo ai nomi
di di zone viticole di ampiezza rilevante.
Art. 5 – Specificazioni e menzioni
1. La specificazione “classico” e’ riservata ai vini non spumanti della zona di origine
piu’ antica ai quali può essere attribuita una regolamentazione autonoma anche
nell’ambito della stessa DOCG o DOC.
Per il Chianti Classico questa zona storica e’ quella delimitata con decreto
interministeriale del 23 luglio 1932.
2. La menzione “riserva” e’ riservata ai prodotti aventi le caratteristiche del superiore
(ivi compresa la gradazione piu’ elevata) e che siano stati sottoposti ad un periodo
di invecchiamento previsto obbligatoriamente non inferiore ad anni 2. Il
disciplinare, oltre ad altre eventuali modalità, deve stabilire l’obbligo delle
indicazioni dell’annata in etichetta e le regole del suo mantenimento in caso di
tagli fra vini di annate diverse.
3. La menzione “novello” e’ riservata ai vini rispondenti alle condizioni, alle
caratteristiche ed ai requisiti previsti in materia dalla legislazione italiana e CEE.
4. Con decreti del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, sentiti le regioni
interessate ed il comitato nazionale di cui all’art. 17 possono essere modificati i
requisiti e le condizioni attualmente previsti per l’utilizzazione delle menzioni
aggiuntive (fatta eccezione per la specificazione “classico”) ai fini
dell’applicazione delle norme di recepimento della normativa CEE o di particolari
esigenze connesse all’evoluzione del settore.
Art. 6 – Coesistenza di vini diversi nell’ambito di una stessa denominazione di origine
1. E’ consentito che più DOCG o DOC facciano riferimento allo stesso nome
geografico anche per contraddistinguere vini diversi, purché le zone di
produzione degli stessi comprendano il territorio definito con detto nome
geografico.
2. E’ consentito che nell’ambito di una denominazione di origine coesistano vini
diversi DOCG o DOC, purché i vini a D.O.C.G.:
a. siano prodotti in sottozone o nell’intera area di una DOC individuata con
specifico nome geografico o siano prodotti con vitigni inclusi in distinto
albo dei vigneti di cui all’Art. 15; le sottozone devono essere delimitate e
regolamentate da disciplinari di produzione più restrittivi ed avere albi dei
vigneti distinti;
b. ovvero riguardino tipologie particolari derivanti da una specifica
piattaforma ampelografica o metodologia di elaborazione;
c. ovvero riportino congiuntamente o disgiuntamente il nome della zona e
della sottozona o del vitigno, a seconda della disciplina specifica.
3. La menzione “vigna” seguita dal toponimo può essere utilizzata soltanto nella
presentazione e designazione dei vini DOC e DOCG ottenuti dalla superficie
vitata che corrisponde al toponimo, definita nell’albo dei vigneti di cui all’art. 15 e
rivendicata nella denuncia annuale delle uve prevista all’art. 16, a condizione che
la vinificazione delle uve corrispondenti avvenga separatamente.
Art. 7 – Zona di produzione di vini ad indicazione geografica tipica e cambiamento di
classificazione
1. Le menzioni geografiche che definiscono le indicazioni geografiche tipiche
devono essere utilizzate per contraddistinguere i vini aventi caratteristiche
derivanti da zone di produzione, anche comprendenti le aree DOC o DOCG,
normalmente di ampia dimensione viticola, designate con il nome geografico
relativo o comunque indicativo della zona in conformità della normativa Italiana e
della CEE sui vini IGT. La zona di produzione di un vino IGT deve comprendere
un ampio territorio viticolo che presenti uniformità ambientale e conferisca
caratteristiche omogenee al vino stesso, e per il quale sussista un interesse
collettivo al riconoscimento del vino in esso prodotto.
2. Con decreti del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste possono essere stabilite
norme transitorie e deroghe aventi carattere di eccezionalità, previo parere delle
regioni interessate e del Comitato nazionale di cui all’Art. 17.
3. E’ consentita la coesistenza in una stessa area di produzione di più vini a
denominazione di origine e ad indicazione geografica tipica, anche derivanti dagli
stessi vigneti a condizione che a cura dell’avente diritto venga operata
annualmente la scelta vendemmiale riferita a ciascuna superficie iscritta
separatamente ad ogni albo dei vigneti o ad ogni elenco delle vigne di cui all’Art.
15. Tale scelta può riguardare denominazioni di pari o inferiore livello, ricadenti
nella stessa zona di produzione.
4. Nel caso sia stata operata la scelta vendemmiale ai sensi del comma 3, la resa
massima di cui all’Art. 10, comma 1, lettera c), non può comunque superare il
limite più restrettivo tra quelli stabiliti dai differenti disciplinari di produzione.
5. E’ consentito successivamente, per i mosti e per i vini ottenuti, soltanto il
passaggio dal livello di classificazione più elevato a quelli inferiori da DOCG a
DOC a IGT. Il declassamento può essere effettuato soltanto a cura del detentore,
nel rispetto della regolamentazione della CEE. Il cambiamento della
denominazione deve, per ciascuna partita, essere comunicato all’ufficio
dell’Ispettorato repressione frodi competente per territorio, prima della relativa
annotazione obbligatoria nei registri.
6. I nomi geografici o parte di essi e le sottozone usati per designare vini DOCG o
DOC non possono comunque essere usati per designare vini IGT.
7. La possibilità di utilizzare nomi corrispondenti a frazioni o comuni o zone
amministrativamente definite o sottozone, localizzate all’interno della zona di
produzione dei vini DOCG o DOC, è consentita per le produzioni classificate
nelle DOCG o DOC, a condizione che sia espressamente prevista una lista
positiva nei disciplinari di produzione dei singoli vini di cui trattasi e deve
avvenire nel rispetto delle condizioni e delle modalità stabilite con apposito
decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste.
8. Il taglio tra due o più mosti o vini DOCG, DOC e IGT diversi comporta la perdita
del diritto all’uso della denominazione di origine per il prodotto ottenuto che può
tuttavia essere classificato come vino IGT qualora ne abbia le caratteristiche.
9. Con decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, su parere delle regioni
interessate, sentito il comitato nazionale di cui all’Art. 17, può essere utilizzato in
via transitoria per un periodo superiore a cinque anni, l’uso di una IGT già
riconosciuta collegata al nome di nuovi vitigni, per i quali sia stata superata la
fase di sperimentazione e sia stata presentata la richiesta di riconoscimento a
livello di vitigni raccomandati o autorizzati. Qualora detti vitigni siano stati
autorizzati dalla CEE, l’uso della relativa IGT diviene definitivo.
Capo II
RICONOSCIMENTO E MODALITA’ DI GESTIONE DEI RIFERIMENTI
GEOGRAFICI
Art. 8 – Riconoscimento delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
tipiche. Approvazione dei disciplinari di produzione
1. Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti DOC da almeno cinque anni che
siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative
intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per
effetto dell’incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici che abbiano
acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed
internazionale.
2. Le DOC e le IGT sono riservate alle produzioni di cui all’Art. 1 che corrispondano
alle condizioni ed ai requisiti stabiliti, per ciascuna di esse, nei relativi disciplinari
di produzione.
3. Il riconoscimento delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
tipiche e la delimitazione delle rispettive zone di produzione vengono effettuati
contestualmente all’approvazione dei relativi disciplinari di produzione, con
decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, su conforme parere della
regione interessata, sentito il comitato nazionale di cui all’Art. 17.
4. Le DOCG e le DOC possono essere precedute da un nome geografico piu’ ampio,
anche di carattere storico tradizionale o amministrativo. I singoli vini conservano
la loro identità e la possibilità di tale utilizzazione deve essere espressamente
approvata con decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, su conforme
parere della regione interessata, sentito il Comitato Nazionale di cui all’Art. 17.
5. Il riconoscimento di DOCG deve prendere una disciplina viticola ed enologica di
norma più restrittiva rispetto a quella della DOC e progressiva con il passaggio a
sottozone od a comuni.
6. Il decreto di cui al comma 3 fissa la data di entrata in vigore delle norme
contenute nel disciplinare di produzione e può, se necessario, prevedere
disposizioni di carattere transitorio.
7. L’uso delle DOCG e delle DOC non e’ consentito per i vini ottenuti sia totalmente
che parzialmente da vitigni che non siano stati classificati fra i “raccomandati” e
gli “autorizzati”, o che derivino da ibridi interspecifici tra la Vitis vinifera ed altre
specie americane od asiatiche.
8. E’ altresì vietato, su tutto il territorio italiano impiegare le uve da tavola per
ottenere vini a denominazione di origine o a indicazione geografica tipica.
9. Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche tipiche decadono quando
il relativo vino e’ addizionato all’estero da altro vino in qualsiasi misura e di
qualsiasi provenienza, anche se tale pratica e’ ammessa dalle leggi del Paese nel
quale si effettua o nel quale il prodotto ottenuto è imbottigliato.
Art. 9 – Revoca del riconoscimento delle denominazioni di origine e delle indicazioni
geografiche tipiche
1. Il riconoscimento delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
tipiche può essere revocato:
a. quando la DOCG, la DOC o la IGT non sia stata attivata entro il triennio
successivo alla data di entrata in vigore delle norme contenute nel
disciplinare di produzione;
b. quando per cinque anni consecutivi i produttori iscritti all’albo dei vigneti
di cui all’Art. 15 non abbiano presentato denunce di produzione delle uve
ai sensi dell’Art. 16 o nel complesso della zona vi sia stata una scarsa
utilizzazione della denominazione, e di norma, quando essa sia stata
inferiore al 35% della superficie iscritta all’albo per le DOCG ed inferiore
al 15% per le DOC; dal computo di dette percentuali vanno esclusi i
vigneti iscritti all’albo che da almeno tre anni consecutivi non siano stati
oggetto di denuncia delle uve e che devono pertanto essere cancellati
dall’albo dei vigneti;
c. quando per tre anni consecutivi non siano rispettati i disciplinari di
produzione, in ordine ai parametri previsti, per più del 50% dei vigneti
iscritti agli albi dei vigneti o agli elenchi delle vigne di cui all’Art. 15; a tal
fine il Comitato nazionale di cui all’Art. 17 è autorizzato a promuovere i
controlli da effettuarsi da parte degli uffici dell’Ispettorato repressione
frodi e delle Regioni competenti per territorio;
2. La revoca di una denominazione di origine, quando si verifichino una o più delle
condizioni di cui al comma 1, è disposta con decreto del Ministro dell’Agricoltura
e delle Foreste, previo parere della Regione competente e del Comitato nazionale
di cui all’Art. 17. Il Ministro dell’Agricoltura e delle foreste stabilisce, con proprio
decreto, le norme occorrenti per la salvaguardia delle situazioni da considerare
conformi a provvedimenti ed atti pregressi.
3. I terreni vitati già iscritti all’albo dei vigneti per vini della denominazione di
origine revocata, ove ne sussistano le condizioni, possono, su richiesta degli
interessati, essere iscritti all’albo di altra denominazione di origine o nell’elenco
delle vigne per vini di una indicazione geografica tipica.
4. In caso di produttori responsabili di frodi riguardanti l’origine del prodotto o di
sofisticazioni vinicole o di impianti illegittimi il giudice che accerta il fatto può
disporre la sospensione da uno a tre anni o la revoca dell’uso delle denominazioni
di origine e delle indicazioni geografiche tipiche, con la conseguente
cancellazione dagli albi dei vigneti o dagli elenchi delle vigne e dagli albi degli
imbottigliatori di cui all’Art. 11. In casi di particolare gravità,il giudice può
d’ufficio o su istanza del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, procedere in via
cautelare alla sospensione a tempo determinato dell’uso delle denominazioni di
origine e delle indicazioni geografiche tipiche ed alla conseguente sospensione
dell’iscrizione agli albi dei vigneti ed agli albi degli imbottigliatori.
Art. 10 – Disciplinari di produzione
1. Nei disciplinari di produzione dei vini DOCG e DOC proposti dai consorzi
volontari autorizzati di cui all’Art. 19, comma 3, ovvero dagli interessati, ed
approvati col decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste di cui all’Art. 8,
comma 3 devono essere stabiliti:
a. la denominazione di origine;
b. la delimitazione della zona di produzione delle uve; sono esclusi i territori
non vocati alla qualità; tali esclusioni sono verificate da una commissione
preposta da membri del Comitato Nazionale di cui all’Art. 17 coadiuvata
dagli organismi tecnici e, ove esistenti, da comitati vitivinicoli delle
regioni competenti;
c. la resa massima di uva e di vino ad ettaro, sulla base dei risultati
quantitativi e qualitativi del quinquennio precedente, di una documentata
perizia giurata di tre esperti viticoli di chiara fama o di un documentato
parere tecnico della regione competente; i limiti di resa di uva e di vino ad
ettaro possono essere differenziati per varietà, sottozone, comuni e
frazioni. La tolleranza massima di detti limiti di resa non può superare il
20%, oltre il quale tutta la produzione decade dalla denominazione più
elevata e può rientrare, ove ne sussistano le condizioni, in quella
sottostante oppure in una IGT corrispondente, su rivendicazione espressa
dal produttore ai sensi dell’Art. 16, comma 1. Tale esubero della resa del
20% non può essere commercializzato come vino DOCG o DOC. Le
regioni su proposta dei consorzi volontari di cui all’Art. 19, delegata ai
sensi dell’Art. 16, comma 3, e dei consigli interprofessionali di cui all’Art.
20 e sulla base di controlli effettuati dal competente ufficio dell’Ispettorato
repressione frodi sulla compatibilità tra titolo alcolometrico volumico
minimo naturale e produzione unitaria di uva, possono annualmente
aumentare sino a un massimo del 20% le rese massime di uva e di vino
stabilite dal disciplinare, ma solo in annate climaticamente favorevoli.
Nelle annate sfavorevoli, le regioni devono ridurre le rese massime
consentite sino al limite reale dell’annata, sempre sulla base di dati
oggettivi forniti dai competenti uffici dell’Ispettorato repressione e frodi.
Su proposta dei predetti consorzi volontari delegati e consigli
interprofessionali, la regione può annualmente ridurre la resa ad
ettaro di vino classificabile come vino DOCG e DOC, per conseguire
l’equilibrio di mercato. Per i nuovi impianti relativi alla produzione dei
vini DOCG è obbligatorio prevedere la densità minima di ceppi per ettaro;
d. il titolo alcolometrico volumico minimo naturale potenziale delle uve alla
vendemmia, sulla base dei risultati del precedente decennio, distinto per
vitigno, sottozona, comune e frazione, avuto riguardo alle norme previste
dalla CEE per le zone viticole comunitarie per quanto attiene i VQPRD
(DOC-DOCG) ed i vini da tavola (I.G.T.); nell’ambito di uno stesso
territorio detto titolo naturale deve essere progressivamente più elevato per
i vini IGT, DOC e DOCG; nel rispetto dei regolamenti della CEE, le
regioni possono annualmente consentire un titolo alcolometrico volumico
minimo naturale inferiore di mezzo grado a quello stabilito dal
disciplinare e le caratteristiche fisico-chimiche ed organolettiche del vino nonché il titolo
alcolometrico volumico minimo richiesto al consumo;
f. le condizioni di produzione ed in particolare le caratteristiche naturali
dell’ambiente quali il clima, il terreno, la giacitura, l’altitudine,
l’esposizione, nonché la composizione ampelografica dei vigneti destinati
alla produzione delle uve nell’ambito dei vitigni raccomandati e
autorizzati, la densità di impianto, le forme di allevamento, sistemi di
potatura, divieto di pratiche di forzatura;
g. le modalità dell’esame chimico-organolettico prescritto dalla CEE per tutti
i VQPRD e quelle del successivo esame organolettico partita per partita
nella fase di imbottigliamento;
h. l’eventuale periodo minimo di invecchiamento in recipienti di legno e di
affinamento in bottiglia;
i. l’eventuale imbottigliamento in zone delimitate.
2. Con decreto del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste possono essere stabiliti
ulteriori elementi da includere facoltativamente nei disciplinari.
3. I disciplinari possono essere modificati, su documentata istanza degli organismi
interessati, alla quale deve essere allegata la bozza di nuovo disciplinare nonché
su proposta della regione competente o del Comitato nazionale di cui all’Art. 17.
4. Le richieste di modifica devono essere corredate:
a. da una perizia giurata da esperti particolarmente competenti in materia o
da un documentato parere della regione competente, qualora le richieste
riguardino la zona di produzione, la resa di vino per ettaro, la base
ampelografica, il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle uve,
le forme di allevamento, le tecniche colturali ed enologiche. La perizia
giurata o il parere tecnico della regione competente devono far riferimento
a dati sperimentali di almeno 5 anni di ricerche ed attestare l’obiettività e
la validità della richiesta;
b. da un’analisi chimico-fisica che attesti l’assenza di influenze negative su
campioni di vini ottenuti nel rispetto delle modifiche richieste;
c. da un’analisi organolettica, corredata da apposita relazione della
Commissione di degustazione competente per territorio di cui all’art. 13,
comma 2, che attesti il miglioramento organolettico del prodotto ovvero la
sussistenza dei requisiti richiesti allo stesso livello medio dei vini già
prodotti, sempre su campioni di vini ottenuti nel rispetto delle modifiche
richieste; d) dal parere della regione interessata.
5. Il Comitato nazionale di cui all’Art. 17 ha facoltà di nominare commissioni,
composte da membri del Comitato stesso e da esperti esterni, per effettuare le
verifiche necessarie ai fini delle modifiche proposte.
6. Per la richiesta di modifiche ai disciplinari di produzione si osservano le
disposizioni previste per il riconoscimento delle denominazioni di origine e delle
indicazioni geografiche tipiche.
7. Nei disciplinari di produzione dei vini IGT, approvati col decreto del Ministro
dell’Agricoltura e delle Foreste di cui all’Art. 8, comma 3, sono stabiliti:
a. l’indicazione geografica e gli eventuali nomi di vitigni o menzioni
aggiuntive;
b. la delimitazione della zona di produzione delle uve;
c. i vitigni che concorrono alla formazione della piattaforma ampelografica;
d. le tipologie enologiche, ivi comprese quelle relative al colore;
e. la resa massima di vino per ettaro;
f. il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle uve;
g. la gradazione alcolometrica minima al consumo del vino;
h. la resa uva-vino;
i. le eventuali pratiche correttive autorizzate.
Art. 11 – Albo degli imbottogliatori
1. Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, con proprio decreto, emana, ai sensi
dell’Art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento per
l’istituzione e la tenuta dell’albo degli imbottigliatori di ciascun vino DOCG, DOC
e IGT.
Art. 12 – Modalità e procedure per il riconoscimento delle DOCG, DOC e IGT
1. Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, sentita la conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di
cui all’Art. 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, stabilisce, con regolamento da
emanare ai sensi dell’Art. 17, comma 3 della stessa legge n. 400 del 1988, il
contenuto delle domande e le procedure per il riconoscimento delle
denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche e di approvazione
o modifica dei relativi disciplinari di produzione, nonchè le modalità i termini di
presentazione.
2. Per l’espressione del parere sull’approvazione o la revoca delle denominazioni di
origine e delle indicazioni geografiche tipiche, ovvero sulla modifica dei
disciplinari di produzione, e’ richiesta la maggioranza dei tre quarti dei presenti
del Comitato Nazionale di cui all’Art. 17.
Capo III
ANALISI CHIMICO-FISICA ED ESAME ORGANOLETTICO
Art. 13 – Analisi chimico-fisica ed esame organolettico
1. I vini prodotti nel rispetto delle norme previste per la designazione e
presentazione delle D.O.C.G. e delle D.O.C. e degli specifici disciplinari di
produzione, nella fase della produzione, secondo le norme della CEE, ai fini
dell’utilizzazione delle rispettive denominazioni di origine, devono essere
sottoposti ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico.
Per i vini DOCG, inoltre, l’esame organolettico deve essere ripetuto, partita per
partita, nella fase dell’imbottigliamento.
La certificazione positiva dell’analisi e dell’esame è condizione per l’utilizzazione
della DOCG e della DOC.
2. L’analisi chimico-fisica di cui al comma 1 è effettuata, su richiesta degli
interessati, dalla competente Camera di commercio, industria, artigianato ed
agricoltura; l’esame organolettico di cui allo stesso comma 1 è effettuato, su
richiesta degli interessati da presentare alla suddetta camera di commercio, da
apposite commissioni di degustazione istituite con decreto del Ministro
dell’Agricoltura e delle Foreste presso ciascuna Camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura detentrice degli albi dei vigneti ai sensi dell’Art. 15.
3. Le Commissioni di cui al comma 2 devono essere composte da tecnici ed esperti
degustatori in rappresentanza delle categorie professionali interessate alla
produzione e commercializzazione dei vini, scelti nell’ambito di appositi elenchi
tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Esse durano
in carica per un periodo massimo di 3 anni, i relativi componenti possono essere
riconfermati.
4. Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste istituisce con proprio decreto, presso il
Comitato nazionale di cui all’Art. 17, Commissioni di appello incaricate della
revisione delle risultanze degli esami organolettici rispettivamente per l’Italia
settentrionale, per l’Italia Centrale, e per l’Italia Meridionale ed Insulare.
5. I giudizi delle Commissioni di appello sono definitivi.
6. Con decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste su parere conforme del
Comitato nazionale di cui all’Art. 17, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di
cui all’Art. 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è adottato , ai sensi dell’Art. 17,
comma 3 della stessa legge 400 del 1988, il regolamento per la disciplina delle
operazioni di prelievo dei campioni e degli esami analitico-organolettici, nonchè
per il funzionamento delle Commissioni di degustazione istituite presso le Camere
di commercio, industria, artigianato ed agricoltura e di quelle di appello,
stabilendo anche i termini per l’effettuazione dei prelievi e degli esami.
7. Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, di concerto con il Ministero del
Commercio con l’Estero, con apposito decreto, emana norme riguardanti i
controlli cui devono essere sottoposti i vini italiani, prima di essere esportati e
quelli presenti sul mercato estero; con lo stesso decreto sono stabilite le occorrenti
misure per la protezione delle denominazioni di origine dalle imitazioni e dalle
usurpazioni che possano verificarsi all’estero.
8. Fino all’istituzione delle Commissioni previste dai commi 2 e 4 e all’emanazione
del regolamento di cui al comma 6, continuano ad applicarsi le disposizioni
vigenti in materia.
Capo IV
RILEVAZIONE E GESTIONE DELLE SUPERFICI ABILITATE E DENUNCE
DI PRODUZIONE
Art. 14 – Denuncia delle superfici abitate
1. I conduttori di vigneti devono denunciare ai competenti uffici regionali ai fini
della costituzione del catasto dei vigneti DOCG, DOC e IGT, la superficie dei
terreni vitati, con allegata planimetria dei vigneti in scala 1:25.000, destinati a
produrre vini DOCG, DOC e IGT.
2. Il catasto dei vigneti di cui al comma 1, è parte integrante dell’anagrafe
vitivinicola regionale istituita ai sensi dell’Art. 7 del Decreto-legge 18 giugno
1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1986, n. 462.
3. Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste stabilisce con proprio decreto le
modalità per la denuncia di cui al comma 1.
4. Le Regioni trasmettono al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste copia della
denuncia delle superfici vitate e della relativa planimetria dei vigneti, gli
aggiornamenti e le risultanze degli accertamenti.
Art. 15 – Albo dei vigneti ed elenco delle vigne
1. Per ciascun vino a denominazione di origine, i rispettivi terreni vitati devono, su
denuncia dei conduttori interessati, essere iscritti in un apposito albo dei vigneti
per vini a denominazione di origine, contraddistinto dalla rispettiva
denominazione di origine e dalla sottozona se prevista dal disciplinare di
produzione, dal vitigno o dalle altre tipologie disciplinate.
2. I terreni vitati destinati alla produzione di vini ad indicazione geografica tipica
devono essere denunciati e iscritti negli speciali elenchi delle vigne per vini ad
indicazione geografica tipica.
3. Con decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, di concerto con il
Ministro delle Industrie del Commercio e dell’Artigianato è adottato, ai sensi
dell’Art. 17 comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il regolamento per la
disciplina dell’iscrizione nell’albo dei vigneti e nell’elenco delle vigne,
dell’aggiornamento degli stessi e della loro tenuta presso le Camere di
Commercio, industria, artigianato e agricoltura.
Capo V
RIVENDICAZIONE DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE E DELLA
INDICAZIONE GEOGRAFICA TIPICA
Art. 16 – Denuncia di produzione delle uve e denuncia generale della produzione
vitivinicola
1. La rivendicazione della denominazione di origine e della “indicazione geografica
tipica” è effettuata da parte del conduttore del vigneto, in periodo di vendemmia,
mediante la denuncia di produzione delle uve o la dichiarazione di produzione.
2. La denuncia delle uve destinate alla produzione di vino a denominazione di
origine o ad indicazione geografica tipica deve essere presentata contestualmente
alla denuncia generale della produzione vitivinicola a cura dei conduttori
interessati al comune competente per territorio che le trasmette le denunce stesse
entro dieci giorni successivi dalla scadenza del termine di presentazione alle
competenti camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
3. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura previa verifica
documentale dell’esattezza dei dati contenuti nella denuncia di produzione delle
uve, rilasciano, nel termine di trenta, giorni le relative ricevute al conduttore che
ha presentato la denuncia. Per tale compito le predette camere di commercio
possono avvalersi dei Consorzi volontari di cui all’Art. 19 appositamente delegati
o delle associazioni dei produttori legalmente riconosciute. Il contenuto, i limiti, e
le modalità della delega sono determinati dal Ministro dell’Agricoltura e delle
Foreste con proprio decreto.
4. Contestualmente alle operazioni di cui al comma 3, le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura provvedono a comunicare alle regioni
interessate e ad immettere nel Sistema Informativo Nazionale del Ministero
dell’Agricoltura e delle Foreste, ai fini dei controlli demandati al Comitato
nazionale di cui all’Art. 17 i dati relativi alla denuncia di produzione delle uve
presentata ed alla certificazione D.O.C.G., D.O.C., I.G.T. rilasciata.
5. Al fine di assicurare la rispondenza tra i dati contenuti nella denuncia presentata
dai conduttori e la effettiva produzione ottenuta, le Regioni sentite le categorie dei
produttori, i Consorzi volontari delegati di cui al comma 3 del presente articolo ed
i consigli interprofessionali di cui all’Art. 20 e fatto salvo quanto disposto dal art.
10 devono annualmente:
a. determinare le rese medie unitarie indicative delle D.O.C.G. e delle
D.O.C., nel rispetto delle gradazioni minime naturali delle uve e sulla base
dell’andamento climatico e di altre eventuali condizioni di coltivazione;
b. determinare la produzione massima classificabile D.O.C.G. e D.O.C.,
anche in rapporto alle proposte delle categorie produttrici, dei Consorzi
volontari autorizzati di cui all’Art. 19 comma 3 e dei predetti Consigli
interprofessionali relative all’equilibrio da conseguire fra domanda ed
offerta;
c. accertare, in collaborazione con i competenti uffici dell’Ispettorato
repressione frodi, che la produzione totale di uva per ettaro dei vigneti
destinati alle produzioni D.O.C.G. e D.O.C. non superi il limite di
tolleranza massimo del 20 per cento oltre la resa di vino ad ettaro massima
prevista da ciascun disciplinare di produzione per essere destinata a
D.O.C.G. e D.O.C. Nelle annate eccezionalmente favorevoli le Regioni
potranno aumentare le rese unitarie nella misura ed alle condizioni
previste all’art. 10 comma 1, lettera c), nonche’ ridurre le stesse alla realtà
produttiva nelle annate non favorevoli.
6. I competenti uffici dell’Ispettorato repressione frodi devono annualmente
controllare il rispetto dei limiti massimi di resa e dei titoli alcolometrici volumici
minimi naturali di ciascuna denominazione di origine e di ciascuna indicazione
geografica titpica ed inviare una relazione documentata, con i risultati dei rilievi,
al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e dal Comitato nazionale di cui
all’Art. 17 al termine del periodo vendemmiale di ogni anno.
7. I vini per i quali siano state presentate le denunce e le dichiarazioni di cui al
comma 1 ai fini della loro denominazione di origine che, pur non avendo ancora
acquisito tutte le caratteristiche per l’immissione al consumo siano
commercializzati all’esterno della zona di vinificazione decadono dal diritto alla
denominazione.
8. Nelle zone in cui coesistano sullo stesso territorio diverse denominazioni di
origine aventi compatibilità di piattaforma ampelografica e nelle quali può essere
esercitata in vendemmia l’opzione di cui all’art. 7 la denuncia di produzione delle
uve deve avvenire conformemente a quanto stabilito annualmente dalle Regioni e
dai relativi disciplinari di produzione.
9. Con decreto del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste è adottato, ai sensi
dell’Art. 17, comma 3, della legge del 23 agosto1988, n.400, il regolamento per la
disciplina dei termini e della modulistica concernente le denunce o le
dichiarazioni di cui al comma 1, delle relative modalità di presentazione, degli
adempimenti demandati ai conduttori dei terreni vitati interessati nonchè delle
attività degli enti e degli organismi interessati per l’applicazione della disciplina
sulle D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T. relative alla denuncia ed al controllo della
produzione.
Capo VI
ISTITUZIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA TUTELA E LA
VALORIZZAZIONE DELLE DENOMINAZIONI DI ORIGINE E DELLE
INDICAZIONI GEOGRAFICHE TIPICHE DEI VINI
Art. 17 – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di
origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini
1. Entro 180 giorni dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta
Ufficiale il Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine di cui
all’Art.17 del decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1963, n. 930, è
sostituito dal “Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle
denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini”, cui
compete la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle
indicazioni geografiche tipiche dei vini italiani.
2. Il Comitato e’ organo del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste ed ha
competenza consultiva, propositiva ed esecutiva su tutti i vini designati con nome
geografico.
3. Il Comitato e’ composto da una sezione interprofessionale, costituita dal
Presidente e dai componenti di cui al comma 5 e da una sezione amministrativa,
costituita da personale dipendente dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste che
svolge anche i compiti di segreteria.
4. Il Presidente e’ nominato con decreto del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.
5. Con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste sono nominati i
componenti della sezione interprofessionale del comitato secondo la seguente
ripartizione:
a. due funzionari del Ministero dell’agricoltura e delle foreste;
b. un funzionario del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato;
c. un funzionario del Ministero del commercio con l’estero;
d. un funzionario dell’Istituto Nazionale per il commercio estero;
e. tre membri scelti fra sei designati dalla conferenza permanente per i
rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano di cui all’Art. 12 della legge 23 agosto 1988, n.400 in
rappresentanza delle regioni e delle province autonome;
f. un membri scelto fra tre designati dall’unione nazionale delle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura in rappresentanza delle
camere stesse;
g. un membro scelto fra tre designati dall’Accademia della vite e del vino;
h. due membri esperti particolarmente competenti in materia di viticoltura e
di enologia;
i. due membri scelti tra quattro designati dall’Associazione enotecnici
italiani e dall’ordine nazionale assaggiatori vino;
j. un membro scelto tra tre designati dall’Unione Nazionale delle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura in rappresentanza dei
consigli interprofessionali di cui all’Art. 20;
k. un membro scelto tra tre designati dalla Federazione Nazionale dei
Consorzi Volontari di cui all’Art 19, in rappresentanza dei consorzi stessi;
l. un membro scelto tra tre designati dai Consigli Interprofessionali di cui
all’Art. 20;
m. tre membri di cui uno per l’Italia settentrionale, uno per l’Italia centrale ed
uno per l’Italia meridionale ed insulare, scelti fra sei designati dalle
Organizzazioni Sindacali degli Agricoltori;
n. sei mebri di cui due per l’Italia settentrionale, due per l’Italia centrale e due
per l’Italia meridionale ed insulare, scelti fra dodici designati dalle
Organizzazioni Professionali dei coltivatori diretti maggiormente
rappresentative a livello nazionale;
o. tre membri scelti tra sei designati dalle Unioni Nazionali riconosciute dei
produttori vitivinicoli;
p. due membri in rappresentanza delle cantine sociali e cooperative agricole
produttrici, scelti tra quattro designati dalle associazioni nazionali
riconosciute di assistenza e tutela del movimento cooperativo;
q. un membro scelto fra tre designati dalle organizzazioni sindacali degli
industriali vinicoli;
r. un membro scelto fra tre designati dalle organizzazioni sindacali di
commercianti grossisti vinicoli;
s. un membro scelto fra tre designati dalle organizzazioni sindacali degli
esportatori vinicoli;
t. un membro particolarmente competente in materia di produzione di vini
speciali , scelto tra quattro designati dalle competenti organizzazioni
sindacali;
u. un membro scelto fra tre designati dall’Unione nazionale consumatori;
6. Qualora il comitato tratti questioni attinenti ad un denominazione di origine
ovvero ad una indicazione geografica tipica, partecipa alla riunione, senza diritto
al voto, un rappresentante della regione interessata.
7. Il Presidente ed i componenti di cui al comma 5 durano in carica cinque anni e
possono essere riconfermati per non più di due volte.
8. Il Comitato:
a. esprime il proprio parere nella materie di cui alla presente legge,
formulando e proponendo al Ministero dell’agricoltura e delle foreste
disciplinari di produzione dei vini a denominazione di origine e a
indicazione geografica tipica , proponendo strategie d’intervento;
b. propone, anche d’ufficio, la modifica o la revoca delle denominazioni di
origine o delle indicazioni geografiche tipiche riconosciute e dei loro
disciplinari di produzione;
c. collabora con i competenti organi statali e regionali all’osservanza della
presente legge e dei disciplinari di produzione relativi ai prodotti con
denominazione di origine o con indicazione geografica tipica;
d. promuove iniziative in materia di studi e propaganda per una migliore
produzione e per una piu’ estesa divulgazione dei prodotti di cui alla
presente legge;
e. tiene rapporti con altri Organismi esteri e nazionali operanti nel settore
delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche;
f. interviene in Italia e all’estero a tutela delle denominazioni di origine e
delle indicazioni geografiche tipiche nei modi previsti dalle leggi e dai
trattati internazionali;
g. svolge ogni altro incarico ad esso affidato nelle materie di cui alla presente
legge;
h. svolge controlli qualitativi e di classificazione di vini DOCG, DOC e IGT,
avvalendosi delle commissioni di degustazione di cui all’art. 13, comma 2;
i. promuove attività di controllo per una corretta produzione, trasformazione
e commercializzazione dei vini a denominazione di origine ed a
indicazione geografica tipica;
j. promuove e coordina, in collaborazione con le Regioni, le indagini relative
alla natura, alla composizione alle rese dei vigneti, nonche’ alla
composizione analitica dei vini a denominazione di origine e ad
indicazione geografica tipica;
k. formula proposte sull’applicazione delle norme in materia di analisi
chimico-fisiche ed esami organolettici dei vini italiani a denominazione di
origine o ad indicazione geografica tipica;
9. Il Comitato può costituirsi, per conto e previa autorizzazione del Ministero
dell’agricoltura e delle foreste, parte civile nei procedimenti penali aventi ad
oggetto frodi sull’origine e provenienza geografica dei vini di cui alla presente
legge. Il comitato può altresì intervenire nei giudizi civili, ai sensi dell’Art.105
secondo comma, del codice di procedura civile, per far valere il proprio interesse
alla tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche.
10. Il Comitato e’ legittimato ad agire in giudizio per conto e previa autorizzazione
del Ministero dell’agricoltura e delle foreste, a tutela dei viticoltori interessati nei
confronti di soggetti privati e pubblici che con agenti inquinanti od altri fattori
ovvero attraverso l’abusivo esercizio di servitu’, rechino pregiudizio alle
coltivazioni dei vigneti, nonchè alla qualità ed all’immagine dei vini a
denominazione di origine e ad indicazione geografica tipica.
11. Le spese annuali per il funzionamento del Comitato e per l’adempimento dei suoi
compiti istituzionali, sono poste a carico dell’apposito capitolo di spesa dello stato
di previsione del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.
12. Per il funzionamento del Comitato si osservano, in quanto applicabili, le norme
del decreto del Presidente della Repubblica 22 novembre 1965, n.1675.
Art. 18 – Sezione amministrativa e segreteria del comitato nazionale
1. La sezione amministrativa del Comitato nazionale di cui all’art. 17 e’ retta da un
funzionario del Ministero dell’agricoltura e delle foreste, e svolge le occorrenti
attività amministrative e tecniche, ed ogni altro incarico conferitogli dal Ministero
dell’agricoltura e delle foreste e dallo stesso Comitato.
2. Con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste è adottato ai sensi
dell’Art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.400, il regolamento per la
composizione, l’organizzazione ed il funzionamento della Segreteria del comitato,
tenuto conto di quanto stabiilto dal Decreto del Presidente della Repubblica 22
novembre 1965, n° 1675.
Capo VII
“CONSIGLI INTERPROFESSIONALI PROVINCIALI E REGIONALI DI
GESTIONE DELLE DENOMINAZIONI DI ORIGINE” E “CONSORZI
VOLONTARI DI TUTELA”
Art. 19 –
1. Presso ciascuna Camera di Commercio, in assenza delle Regioni, detentrice di
uno o più albi dei vigneti ed elenchi delle vigne, sono istituiti entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge degli organismi a carattere
associativo denominati Consigli interprofessionali provinciali di gestione delle
denominazioni di origine, dei quali fanno parte pariteticamente i rappresentanti di
tutte le zone di produzione dei vini DOC-DOCG-IGT, appartenenti alle categorie
professionali dei produttori singoli e associati, delle organizzazioni industriali e
dei commercianti dei vini della provincia e n. 3 esperti nominati uno dal Comitato
nazionale delle denominazioni di origine dei vini, uno dalla Regione ed uno dalla
Camera di commercio competente per territorio.
2. Qualora le zone di produzione di uno o piu’ vini ricadano nel territorio di piu’
province anche di diverse Regioni, possono istituirsi Consigli interprovinciali.
3. L’Unione regionale delle Camere di commercio nomina l’esperto in
rappresentanza delle province territorialmente interessate. Nel caso di
denominazioni che insistono nel territorio di piu’ Regioni l’esperto regionale e’
nominato d’intesa tra le Regioni interessate. Detto Consiglio interprovinciale ha
sede presso l’Unione regionale delle Camere di Commercio.
4. I consigli interprofessionali provinciali eleggono pariteticamente i rappresentanti
del Consiglio Regionale interprofessionale di gestione delle denominazioni di
origine, che sarà presieduto dall’Assessore Regionale all’Agricoltura o da un suo
rappresentante. Questi consigli regionali rappresentano gli organi di collegamento
con il Comitato Nazionale delle denominazioni di origine ed hanno la funzione di
esprimere i pareri regionali previsti dalla presente legge, di formulare proposte
alla Regione sull’enografia regionale relativa ai vini DOCG, DOC ed IGT, di
valorizzare le DOC-DOCG e IGT, evitando la loro concorrenza, di collaborare
con la Regione nell’espletamento dei compiti istituzionali di natura vitivinicola.
Di questo Consiglio regionale fanno parte di diritto il Presidente della
Commissione regionale del Comitato Nazionale, un rappresentante delle Camere
di Commercio della Regione ed un funzionario responsabile della viticoltura della
Regione.
5. Il Consiglio interprofessionale provinciale ha compiti di gestione, tutela,
valorizzazione e di proposta per la regolamentazione delle DOC-DOCG-IGT e
consultivi nei riguardi della Regione e della Camera di Commercio in materia di
gestione degli Albi dei vigneti e degli imbottigliatori, dell’elenco delle vigne di
IGT, di controllo dei vigneti e delle denunce di produzione delle uve e dei vini,
della distribuzione dei contrassegni, e quant’altro di competenza delle Regioni e
delle Camere di Commercio in materia di vini d’origine.
6. Il MAF, con proprio decreto, potrà affidare ai Consigli interprofessionali
provinciali i compiti ed i controlli attribuiti ai Conosrzi volontari delle
denominazioni di origine, di cui all’art. 20, per tutti i vini DOC e DOCG della
provincia privi di Conosrzi volontari muniti di delega e per tutti i produttori
viticoli, vinificatori e commercianti non aderenti ai Consorzi riconosciuti e muniti
di delega ai controlli. L’affidamento ai Consigli Provinciali è revocabile quando
vengano meno le condizioni ed i requisiti richiesti.
Art. 19 bis –
1. Per ciascuna denominazione di origine o vino ad indicazione geografica tipica
potrà essere istituito un Conosrzio volontario di tutela con l’incarico di vigilare
sulla tutela della denominazione cui si riferisce e sulla esatta applicazione delle
leggi in materia, partecipando altresì con propri esperti agli esami organolettici
delle Commissioni di degustazione di cui all’art. 13. Il Ministro per l’agricoltura e
foreste, sentito il Comitato nazionale vini d’origine, con proprio decreto può
affidare l’incarico di collaborare alla vigilanza sull’osservanza della presente legge
ai Consorzi volontari che:
•?siano rappresentativi di almeno il 20% dei produttori e della superficie
iscritta all’Albo dei vigneti di una DOC o DOCG o dell’Elenco delle vigne
di un vino tipico, ovvero, nel caso di DOC riguardnati esclusivamente vini
spumanti o liquorosi, almeno il 30% della produzione;
•?siano retti da statuti che consentano l’ammissione, senza discriminazione,
di viticoltori, singoli o associati, vinificatori e imbottigliatori autorizzati;
•?dispongano di strutture e risorse adeguate ai compiti;
•?non gestiscano ne’ direttamente ne’ indirettamente marchi collettivi o
attività di tipo commerciale o promozionale concernenti i soli associati.
2. E’ altresì consentita l’istituzione di un unico Conosrzio volontario per piu’
denominazioni nel caso in cui le zone di produzione dei prodotti interessati siano
in tutto o in parte coincidenti e che riflettano lasituazione di cui al precedente art.
7.
3. I Consorzi costituiti conformemente alle disposizioni di cui alla presente legge,
possono su documentata istanza essere autorizzate dal Ministero dell’agricoltura e
delle foreste a svolgere le competenze di cui al successivo art. 20 con apposito
decreto del Ministro dell’agricoltura sentito il Comitato Nazionale per la tutela e
la valorizzazione dei vini italiani.
4. L’autorizzazione può essere revocata o sospesa qualora vengano meno in tutto o
in parte le condizioni ed i requisiti richiesti.
Art. 20 –
1. I Consigli interprofessionali provinciali ed i Conosrzi volontari di tutela
autorizzati hanno il compito di organizzare e coordinare le attività delle categorie
interessate alla produzione ed allacommercializzazione di ciascuna
denominazione di origine o tipica relativa ai fini della tutela e della valorizzazione
delle denominazioni stesse.
2. L’attività dei Consigli interprofessionali provinciali e dei Consorzi volontari
autorizzati si svolge:
•?a livello tecnico per assicurare corrispondenza tra gli adempimenti
operativi cui sono tenuti i produttori e le norme dei disciplinari di
produzione;
•?a livello amministrativo per assicurare il rispetto della denominazione
avverso il plagio, la sleale concorrenza, l’usurpazione ed altri illeciti,
anche costituendosi parte civile nei relativi procedimenti giudiziari,
d’intesa con i Consigli regionali.
3. Ai Consigli ed ai Consorzi riconosciuti di cui al comma 1 e’ demandata altresì:
•?la collaborazione con le Regioni nei compiti loro assegnati nel settore
della viticoltura dei DOC, DOCG e IGT;
•?l’attuazione di tutte le misure atte a valorizzare le denominazioni di origine
sotto i profili tecnico e di immagine;
•?la rappresentanza nelle trattative degli accordi interprofessionali finalizzati
alla fissazione dei prezzi e delle quantità da immettersi sui mercati.
4. Ai funzionari dei Consigli e dei Consorzi, è riconosciuta la qualifica di agenti di
polizia giudiziaria, agli effetti del regio decreto-legge 15 ottobre 1925,n. 2033,
convertito nella legge 18 marzo 1926, n. 562, e successive modificazioni e
integrazioni, limitatamente alla parte che riguarda la vigilanza sul regolare uso
della denominazione per la cui tutela i suddetti organismi sono costituiti. Restano
in ogni caso salvi i poteri di vigilanza spettanti al Ministero dell’agricoltura e delle
foreste ed alle altre pubbliche Amministrazioni in base all’ordinamento vigente.
5. I Consigli Interprofessionali provinciali ed i Consorzi volontari di tutela sono
sottoposti al coordinamento ed alle direttive del Comitato nazionale per la tutela e
la valorizzazione delle denominazioni di origine dei vini.
6. Qualsiasi modificazione degli statuti deve essere sottoposta all’esame del
Comitato Nazionale delle denominazioni di origine dei vini, per la successiva
approvazione del M.A.F.
7. Con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste saranno emanate le norme
riguardanti le condizioni e le modalità per l’ottenimento e la gestione dell’incarico
di vigilanza, l’organizzazione ed il funzionamento degli organismi
interprofessionali a livello provinciale ed a livello di Consorzi volontari per
singole denominazioni di origine.
Capo VIII
DISPOSIZIONI SULLA DESIGNAZIONE E PRESENTAZIONE DEI VINI ED
ALTRI PRODOTTI VITIVINICOLI
Art. 21 –
1. Sulle bottiglie ed altri recipienti,dicapacità non superiore a cinque litri,contenenti
vini o altriprodotti posti in commercio con denominazioni di origine o con
l’indicazione geografica tipica e sulle etichette apposte sui medesimi,debbono
risultare a caratteri chiari ed indelebili:
a. l’indicazione della denominazione di origine o dell’indicazione geografica
tipica di cui trattasi;
b. l’eventuale indicazione del nome o dei nomi dei vitigni,ove espressamente
previsto dalla disciplina della denominazione di origine o del vino tipico
di cui trattasi; per i vini DOC e DOCG il nome di vitigno deve seguire le
diciture “denominazione di origine controllata” e “denominazione di
origine controllata e garantita” ed avere caratteri tipografici non superiori
a quelli utilizzati per il nome geografico, fatte salve le deroghe approvate
nei disciplinari;
c. gli eventuali nomi geografici riguardanti aree geografiche piu’ ristrette
(sottozone); tali indicazioni devono essere riportate in caratteri di
dimensioni uguali o inferiori a quelli utilizzati per designare
contestualmente la denominazione di origine. Possono essere utilizzati
solo i nomi espressamente previsti dai relativi disciplinari di produzione.
d. eventuali qualificazioni riferite alle vigne (seguite del toponimo), a
menzioni specifiche tradizionali relative alle caratteristiche del prodotto o
alle metodologie usate per ottenerlo; tali indicazioni possono figurare sulla
stessa etichetta o nello stesso campo visivo ed essere riportate in caratteri
non superiori a quelli utilizzati per le indicazioni di cui alle lettere a) b) e
c) ed al di sotto della dicitura denominazione di origine controllata o
garantita;
e. le diciture “denominazione di origine controllata” e “denominazione di
origine controllata e garantita” devono essere riportate immediatamente al
di sotto della denominazione cui si riferiscono. La menzione “Vino tipico”
o “Vino tipico di…” o “Vino tipico del o della…” dovrà precedere
l’indicazione geografica tipica e l’eventuale nome del vitigno o la tipologia
enologica e dovrà avere caratteri della medesima altezza.
E’ consentito riportare anche le sigle D.O.C., D.O.C.G. e V.Q.P.R.D. in
qualsiasi parte dell’etichetta ma non in sostituzione delle loro forme estese,
le quali non possono essere omesse per alcuna denominazione di origine
controllata e controllata-garantita. Le diciture “denominazioni di origine
controllata e garantita”, “denominazione di origine controllata”, “vino
tipico”, “Vin de pays”, e “Landwein” possono essere utilizzate solo per
designare i prodotti conformi alle disposizioni della presente legge. Ogni
altro uso di tale terminologia per designare prodotti similari o altri
prodotti, in analogia a quanto previsto della presente legge, e’ vietato. E’
altresì vietato alterare o modificare in tutto o in parte le suddette menzioni.
a. L’etichettatura dei vini a denominazione di origine deve rispondere alle
norme CEE per quanto concerne le menzioni facoltative e per quelle piu’
restrittive od impositive stabilite dai disciplinari di produzione.
b. Con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste sono stabilite le
modalità di applicazione delle disposizioni del presente articolo.
Art. 22 –
1. I recipienti nei quali sono confezionati i vini classificati D.O.C.G. e D.O.C.
devono essere di foggia tradizionale o di consolidato uso adeguati a
richiamare le specifiche caratteristiche del prodotto con l’esclusione di forme di
spinta fantasia e devono recare le indicazioni di cui al precedente art. 21. I
disciplinari potranno regolamentare il colore, la forma, la tipologia, la capacità e
l’abbigliamento delle bottiglie.
2. E’ vietato l’uso di materiali diversi da vetro, cristallo, porcellana e legno per
recipienti di capacità fino a cinque litri.
3. La chiusura deve essere effettuata con tappi di sughero o altro materiale atto ad
assicurare la buona conservazione del prodotto ed a salvaguardare l’immagine
dello stesso.
4. Le chiusure ad avvitamento debbono essere espressamente consentite da ciascun
disciplinare di produzione.
5. La tappatura “a fungo” e a “gabbietta” è riservata ai vini spumanti, salvo deroghe
giustificate dalla tradizione e che dovranno comportare comunque una
differenziazione del confezionamento fra spumanti e frizzanti della stessa origine.
6. I vini con denominazione di origine “controllata e garantita”devono essere immessi
al consumo in bottiglia o in altri recipienti di capacità non superiore a cinque litri,
muniti, a cura delle ditte imbottigliatrici, di un contrassegno di Stato,applicato in
modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto
senza l’inattivazione del contrassegno stesso. Esso sarà fornito di una serie e di un
numero di identificazione e dovrà unificarsi con il contrassegno IVA.
7. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dell’Agricoltura e delle foreste, di concerto con quelli dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e delle finanze, saranno stabilite le caratteristiche, le
diciture nonché le modalità per la fabbricazione,l’uso,la distribuzione ed il
controllo dei contrassegni, il cui prezzo non potrà essere superiore al costo di
produzione, maggiorato del 20 per cento.
8. Tale costo dovrà essere fissato entro il 31 dicembre di ogni anno per l’anno
successivo.
9. Il provento della vendita dei contrassegni affluirà al bilancio dello Stato.
Art. 23 –
1. Dalla data di entrata in vigore dei decreti di riconoscimento le denominazioni di
origine “controllata” o “controllata e garantita” non potranno essere usate se non
in conformità a quanto stabilito nei decreti medesimi.
2. A partire dalla stessa data e’ vietato qualificare, direttamente o indirettamente, i
prodotti che portano la denominazione di origine “controllata” o “controllata e
garantita”, in modo non espressamente consentito dai decreti di riconoscimento.
3. Non si considera impiego di denominazione di origine, ai fini del presente
decreto, l’uso di nomi geografici inclusi in veritieri indirizzi di ditte, cantine,
fattorie e simili. Nei casi in cui detti nomi contengano in tutto o in parte termini
geografici riservati a vini D.O.C.G., D.O.C. e ad indicazione geografica tipica o
possano creare confusione con essi,e’ fatto obbligo che i caratteri usati per
indicarli non superino i tre millimetri di altezza per due di larghezza ed in ogni
caso non siano superiori ad un quarto, sia in altezza che in larghezza, di quelli
usati per la denominazione del prodotto e per l’indicazione della ditta o ragione
sociale del produttore, commerciante o imbottigliatore e con l’osservanza di
quanto stabilito all’art. 10.
4. Il riconoscimento di una denominazione di origine “controllata e garantita”,
“controllata” o a livello di vino ad indicazione geografica tipica esclude la
possibilità di impiegare i nomi geografici utilizzati per designare marchi e
comporta l’obbligo per i nomi propri aziendali di minimizzazione dei caratteri
come previsto al comma 3. Per i marchi piu’ antichi reputati e per nuove
denominazioni di origine, il Ministero dell’agricoltura potrà concedere una
deroga, sulla minimizzazione dei caratteri, per un massimo di anni cinque.
5. Il riconoscimento di una denominazione di origine “controllata e garantita” o
“controllata” esclude la possibilità di impiegare la denominazione stessa come
“vino tipico”.
6. L’uso comunque fatto su etichette, recipienti, imballaggi, listini, documenti di
vendita, di una indicazione di vitigno o geografica per i vini ad indicazione
geografica tipica e a denominazione di origine “controllata” o “controllata e
garantita” costituisce dichiarazione di conformità del vino alla indicazione e
denominazione usata.
7. Non sono considerati denominazioni d’origine o indicazione geografica, ai soli
fini dell’etichettatura, i nomi di persone, i nomi comuni ed i nomi esclusivamente
catastali o toponomastici, qualora non contraddistinguano tradizionalmente i vini
di una specifica zona di produzione o non siano espressamente riservati ad un
VQPRD o a un vino tipico.
Art. 24 –
1. I vini spumanti diversi dai vini spumanti di qualità, dai VSQPRD e dai vini
spumanti originari da un Paese terzo indicati nell’allegato II del Reg. 358/79, non
possono fare riferimento nella loro designazione e presentazione a nomi
geografici o di vitigni o ad una distinzione di cui al successivo articolo 25.
2. I vini spumanti di qualità possono fare riferimento nella loro designazione e
presentazione congiuntamente o disgiuntamente a nomi geografici e a nomi di
uno o due vitigni distinti ampelograficamente e senza ripetizioni.
3. Il nome geografico utilizzato, di cui al comma precedente, può identificarsi con
un nome geografico attribuito ad un vino ad indicazione geografica tipica, anche
in presenza di altre tipologie, ma non può identificarsi con una denominazione di
origine (DOC o DOCG).
4. Per il riconoscimento e per l’utilizzazione del nome geografico degli spumanti di
cui al precedente comma si applicano le stesse modalità e procedure previste per i
vini tipici.
5. Nella designazione e presentazione dei vini spumanti di qualità di cui al
precedente comma e’ consentito utilizzare altre menzioni previste in via
facoltativa dalla normativa comunitaria per i vini spumanti di qualità qualora tale
possibilità sia espressamente prevista nei relativi decreti che autorizzano
l’utilizzazione del termine geografico.
6. I vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate devono sempre fare
riferimento nella loro designazione e presentazione al nome geografico che
riguarda la D.O.C. o la D.O.C.G. o per le altre indicazioni e menzioni aggiuntive,
ivi compresi i nomi dei vitigni e delle sottozone, devono attenersi a quanto
previsto nei relativi disciplinari di produzione, nei quali potranno essere
regolamentati i nomi geografici più ampi da abbinare a quelli della DOC e
DOCG.
7. E’ in ogni caso obbligatorio, per gli spumanti di cui ai paragrafi 1 e 2, in sede di
designazione specificare espressamente la indicazione merceologica “spumante
gassificato” o “spumante”. Per i vini spumanti D.O.C. e D.O.C.G. aventi la
menzione “classico” come zona storica, la distinzione degli spumanti rifermentati
in bottiglia dovrà essere indicata in calce all’etichetta, con caratteri minimizzati,
mediante la dizione “metodo tradizionale classico”.
8. Per gli spumanti che utilizzano il nome geografico la designazione dovrà essere
completata da una delle menzioni: “vino tipico”, “denominazione di origine
controllata”, “denominazione di origine controllata e garantita” conformemente
alla categoria di appartenenza e secondo le norme previste dalla presente legge
per i vini tranquilli.
Art. 25 –
1. I vini frizzanti gassificati diversi dai V.Q.P.R.D. definiti al punto 18 dell’allegato
1 del reg. (CEE) n. 822/87 non possono utilizzare nella loro designazione e
presentazione nomi geografici e/o nomi di vitigni.
2. I vini frizzanti possono utilizzare nella loro designazione e presentazione nomi
geografici e nomi di vitigni solo se in abbinamento ad un nome geografico.
3. I nomi geografici utilizzati possono identificarsi con un nome geografico
attribuito ad un vino ad indicazione geografica tipica o ad un vino a D.O.C. o a
D.O.C.G. come unica tipologia o anche in presenza di altre tipologie nell’ambito
della stessa denominazione.
4. Le procedure per l’utilizzo o per il riconoscimento dei nomi geografici e di altre
menzioni aggiuntive seguono le stesse norme previste per i D.O.C.G., D.O.C. e
per i vini tipici.
5. Per i vini frizzanti che utilizzano un termine geografico la designazione dovrà
essere completata da una delle menzioni: “Vino tipico”, “D.O.C.”, “D.O.C.G.”
conformemente alla categoria di appartenenza e secondo le regole stabilite nei
precedenti articoli per la presentazione e la designazione di questi vini.
Art. 26 –
1. Per la designazione e la presentazione dei vini liquorosi diversi dai V.Q.P.R.D.
possono essere utilizzati gli stessi nomi geografici autorizzati per i vini tipici o già
riconosciuti D.O.C. o D.O.C.G. qualora le suddette tipologie siano tradizionali ed
espressamente previste e regolamentate nell’ambito delle rispettive
denominazioni.
2. E’ altresì consentito regolamentare o riconoscere autonomamente le suddette
tipologie come vini ad indicazione geografica tipica o vini D.O.C. o D.O.C.G.
3. Fatte salve le eccezioni di cui alla vigente normativa CEE, e’ in ogni caso
obbligatorio in sede di designazione specificare espressamente la relativa
indicazione merceologica dei rispettivi prodotti.
Art. 27 –
1. Gli aceti di vino designati con un nome geografico sono classificabili solo
nell’ambito di una D.O.C. La D.O.C. utilizzata per un aceto può essere la stessa
già riconosciuta per uno o piu’ vini sia come D.O.C. che come D.O.C.G.
2. Qualora un aceto utilizzi il nome geografico e le menzioni specifiche già utilizzate
per la denominazione di un vino esso deve provenire dalla stessa zona ed avere la
stessa base ampelografica.
3. Qualora un aceto utilizzi il solo nome geografico di una denominazione di origine
di un vino, esso può anche avere una regolamentazione autonoma in tutto o in
parte. In tal caso non sono utilizzabili le menzioni specifiche già attribuite al vino,
fermo restando che la zona di produzione può anche essere la stessa.
La D.O.C. di un aceto può essere riconosciuta autonomamente.
4. Le condizioni, i termini e le modalità per il riconoscimento delle denominazioni
di origine degli aceti di vino sono analoghe a quelle previste per i vini.
5. I disciplinari di produzione degli aceti approvati con i decreti di riconoscimento
devono riportare le stesse indicazioni di quelli relativi ai vini ove compatibili, con
eccezione dei riferimenti a sottozone o termini geografici non previsti per tali
prodotti.
6. Per quanto concerne i metodi di elaborazione degli aceti i disciplinari di
produzione prevedranno le modalità di acetificazione indicando espressamente
se l’acetificazione avviene a partire dal mosto o dal vino.
7. Con successivo decreto saranno emanate norme per la tenuta degli albi dei
vigneti, le denunce di produzione, gli esami organolettici, i controlli prima
dell’immissione al consumo ed il confezionamento, ivi comprese la designazione
e presentazione.
Art. 28 –
1. Le acquaviti di origine viticola (brandy, grappe, distillati di uva), con esclusione
degli aromatizzati e degli infusi, sono classificabili nell’ambito di una D.O.C. o di
una indicazione geografica tipica.
2. La denominazione di origine utilizzata per uno o più prodotti di cui al comma 1
può essere la stessa già riconosciuta per uno o più vini sia come D.O.C. che
D.O.C.G. o per altri prodotti di cui alla presente legge.
3. Le acque viti di origine viticola possono derivare da distillazione di prodotti
vinosi non fermentati o divinaccia.
4. Qualora un’acquavite utilizzi il nome geografico e le menzioni specifiche già
utilizzate per la denominazione di un vino, essa deve provenire dalla stessa zona
ed essere ottenuta dalla distillazione di prodotti vitivinicoli specifici della
denominazione cui si riferisce.
5. E’ consentito che un’acquavite utilizzi nella propria denominazione di origine il
solo nome geografico di una denominazione di origine di un vino.
6. E’ altresì consentito il riconoscimento di denominazioni di origine autonome e
specifiche per le acquaviti.
7. Le condizioni, i termini e le modalità per il riconoscimento delle denominazioni
di origine delle acquaviti sono analoghe a quelle previste per i vini.
8. I disciplinari di produzione delle acquaviti vitivinicole approvati con i decreti di
riconoscimento devono riportare le stesse indicazioni di quelli relativi ai vini, ove
compatibili, con eccezione dei riferimenti a sottozone o termini geografici non
previsti per tali prodotti.
9. Per quanto concerne i metodi di elaborazione delle acquaviti, i disciplinari di
produzione prevedranno le caratteristiche delle uve alla vendemmia, le modalità
di fermentazione per i mosti destinati a fornire vini per le acquaviti di vino, il
grado alcolico ed il contenuto in 2-butanolo della vinaccia, le modalità ed il
periodo di distillazione, precisando se questa avviene in modo diretto o mediante
corrente di vapore acqueo, in forma continua o discontinua, il grado alcolico di
distillazione, l’eventuale ridistillazione, il tenore di alcoli diversi dall’alcole
etilico, il tenore in sostanze volatili ed ogni altro elemento tecnico utile a
caratterizzare il prodotto.
10. Con successivo decreto del Ministero dell’agricoltura e foreste saranno emanate le
norme per la tenuta degli albi dei vigneti o l’individuazione dell’origine dei
prodotti agricoli destinati alla produzione delle acquaviti, le denunce di
fabbricazione, gli eventuali esami organolettici, i controlli prima dell’immissione
al consumo ed il confezionamento ivi comprese la designazione e presentazione.
11. La disciplina dell’origine delle acquaviti farà riferimento alla normativa
comunitaria in materia, dettata dal Reg. CEE 1576/89.
Art. 29 –
1. Le uve da tavola possono utilizzare la denominazione di origine controllata,
impiegando nomi geografici appartenenti o non ad altri prodotti vitivinicoli
D.O.C. previsti dalla presente legge: il riconoscimento dovrà seguire le stesse
procedure previste per i vini D.O.C.
2. I disciplinari di produzione dovranno prevedere:
a. il nome della denominazione di origine, con la delimitazione della zona di
produzione e l’obbligo della costituzione dell’albo dei vigneti dichiarati
idonei;
b. il vitigno od i vitigni che hanno diritto ad usare la denominazione di
origine controllata;
c. le condizioni di produzione: sesti d’impianto, forma di allevamento,
potatura di produzione, interventi di potatura verde (diradamento dei
grappoli, ecc.) ed ormonici consentiti (tempi, dosi), fertilizzazione,
irrigazione, coperture con plastica precoci o tardive, tecniche di raccolta,
di selezione, stato sanitario, eventuale conservazione frigorifera, ecc.;
d. la produzione massima consentita a ceppo e ad ettaro, con l’obbligo della
denuncia annuale ufficiale delle uve prodotte per particella catastale;
e. le caratteristiche morfologiche, chimiche ed organolettiche dell’uva delle
singole varietà immesse in commercio (rapporto acidi/zuccheri, acido
malico, acido tartarico, pH, colore, sapore, contenuto aromatico, ecc.)
indice di spedicellamento, durezza della polpa al penetrometro, ecc.;
f. regolamentazione della zona di confezionamento, del livello di selezione,
impiego degli scarti, imballaggio, trasporto, etichettatura, ecc., ivi
comprese le sottodenominazioni, le menzioni obbligatorie e facoltative,
ecc.;
g. la tenuta del registro di carico e scarico delle uve da tavola DOC distinte
per varietà;
h. il certificato ufficiale di vendita e di trasporto che deve accompagnare le
uve;
i. i controlli obbligatori da eseguire in campo, nei magazzini (residui
prodotti chimici, analisi, parametri di qualità, degustazione obbligatoria),
prima della spedizione sul mercato interno ed internazionale, anche nel
rispetto delle norme ICE.
3. Il M.A.F., con decreto, emanerà norme sugli albi dei vigneti,sulle denunce di
produzione, sugli esami ed i controlli di qualità prima della commercializzazione,
sul confezionamento e sulla designazione e presentazione delle uve da tavola.
4. Per quanto concerne l’autocontrollo, valgono le norme previste per i vini in
materia di consigli interprofessionali provinciali e di Consorzi volontari di tutela
riconosciuti.
Capo IX
CONCORSI ENOLOGICI E DISTINZIONI
Art. 30 –
1. I prodotti di cui alla presente legge che utilizzano nella propria designazione e
presentazione nomi geografici nei termini e con le modalità previsti possono
partecipare a concorsi enologici organizzati da Enti definiti “organismi”
ufficialmente autorizzati al rilascio di distinzioni, autorizzati dal M.A.F. di
concerto con il Minstero dell’industria, sentito il Comitato nazionale per la tutela e
la valorizzazione delle denominazioni di origine dei vini.
2. Le partite dei prodotti di cui al comma 1, opportunamente individuate e
controllate, che abbiano superato gli esami organolettici e che possiedano i
requisiti previsti negli appositi regolamenti di concorso potranno fregiarsi di
distinzioni nei limiti previsti dal quantitativo di vino accertato prima del concorso.
3. Con successivo decreto del Ministro dell’agricoltura e foreste di concerto con il
Ministro dell’industria saranno emanate le norme per il riconoscimento degli
organismi di cui al comma 1, per la partecipazione al concorso, per il regolamento
di concorso, per il rilascio, la gestione ed il controllo del corretto utilizzo delle
distinzioni attribuite.
CAPO X
NORME TRANSITORIE
Art. 31 –
1. Fino all’entrata in vigore dei decreti ministeriali contenenti norme di applicazione
della presente legge sono applicabili, per la parte non in contrasto, le disposizioni
di cui al:
a. D.P.R. 12 luglio 1963, n. 930;
b. D.P.R. 24 maggio 1967, n. 506.
2. Restano altresì valide le disposizioni che sul piano della generalità e con riguardo
ai singoli prodotti disciplinano la produzione, la designazione e la
commercializzazione di prodotti di cui al presente decreto.
3. Trascorsi tre anni dall’entrata in vigore della presente legge e’ vietato attribuire
una indicazione geografica ai vini da tavola non riconosciuti ad indicazione
geografica tipica.
4. Entro tre anni dall’entrata in vigore della presente legge il Comitato Nazionale per
la tutela delle denominazioni di origine procede d’ufficio alla verifica di tutti i
disciplinari di produzione dei vini D.O.C.G. e D.O.C. adottati alla data di entrata
in vigore della presente legge, proponendo le relative modifiche del disciplinare o
le revoche delle denominazioni, pubblicando tali proposte sulla Gazzetta
Ufficiale. In deroga a quanto previsto all’art. 10, paragrafi 2 e 3 e all’art. 12, le
procedure e le modalità della verifica sono disciplinate con decreto del Ministro
dell’Agricoltura su parere del Comitato Nazionale.